Dietro le parole, una presenza
Ci sono momenti in cui il rumore di fondo della vita diventa troppo forte; il passato torna a bussare, il presente sembra un labirinto, e, la “rotta” verso il futuro si fa nebbiosa. In questi momenti, ciò di cui abbiamo davvero bisogno non è un giudizio, non è un vademecum di regole, e non sono le promesse “miracolose” che spesso si trovano online.

Ciò di cui abbiamo bisogno è uno “spazio” esclusivamente nostro; un contenitore “solido”, sicuro, riservato. Con qualcuno che sappia, semplicemente, ascoltare.

Mi chiamo Giuseppe De Honestis. Sono un counselor, o, come recita la mia qualifica del 1995, un “Agevolatore nella relazione d’aiuto, tecnico socio-assistenziale individuale e di gruppo”. Sono del 1960. Questo fa di me un counselor “vecchio”, sia per formazione, che per età. Ma, questo, mi permette, oggi, di mettere al tuo servizio un’esperienza matura, solida e radicata nel tempo. Attraverso questo cammino ho appreso che ogni storia ha i suoi tempi, i suoi ritmi, e, soprattutto, la sua assoluta unicità.

Un approccio “eretico” ed eclettico
Ci tengo a specificarlo per trasparenza: sono un counselor, non uno psicologo (per dirla tutta neanche laureato. Questo fa di me un “pària”, anche tra gli “attuali” counselor.) . Mi definisco un counselor “eretico”; perché non mi muovo dentro rigide gabbie teoriche o dogmi. Preferisco una modalità eclettica, integrata e olistica, capace di adattarsi e personalizzarsi sull’unicità di chi ho di fronte.
La mia formazione si “poggia idealmente” su quattro gambe e un “basamento”:

Due gambe “psicologiche”: la psicoanalisi insieme alla psicologia psicodinamica, da una parte; la psicologia umanistica (Gestaltica e Rogersiana), dall’altra… Senza “disdegnare” il cognitivismo.

Due gambe sapienziali: la profondità delle visioni orientali; in particolare, il Buddhismo (Ch’an/Zen), e, il Taoismo. Che ci insegnano l’importanza dell'”accettazione” e del “fluire” con gli eventi.Infine, il “basamento”: mia nonna. Lei non era una studiosa. Era analfabeta. Ma, è stata la mia fonte di “saggezza popolare” (una sorta di “ponte” tra la cultura “arcaica” dell’ottocento, e, le Scienze e la tecnologia del ventesimo secolo), attraverso i suoi “fattarielli”, i proverbi, gli aneddoti delle nostre terre, etc., mi ha trasmesso un modo di “pensare” e “confrontarmi” con la “realtà”.
L’accoglienza del lutto e la nascita di “tascolto”
Questo percorso di studi e, soprattutto, di vita, mi ha portato a confrontarmi, da vicino, con i territori più delicati dell’esistenza umana; in particolare con l’esperienza della perdita, del lutto e della sofferenza. Accompagnare qualcuno in questi momenti richiede un'”attenzione speciale”: significa stare nel silenzio, rispettare il dolore, senza la fretta di doverlo “aggiustare”, “normalizzare” a tutti i costi, e, favorire il ritorno “graduale” al momento presente.
È da questa specifica sensibilità, e, dall’esigenza di offrire un porto sicuro, che è nata l’idea di dare “vita” a tascolto. Non solo come spazio di consulenza individuale, ma, anche, attraverso un’associazione no profit; volta a promuovere la cultura dell'”accoglienza”, e, della “relazione d’aiuto” in tutte le sue “forme”. Il motto che ho scelto per questo cammino racchiude interamente il mio modo di lavorare: “Sono un uomo. Nulla di ciò che è umano mi è estraneo.”

Il mio intervento si colloca in questo spazio libero e fluttuante della natura umana, offrendo strumenti di riflessione per:
Comprendere il presente: capire dove ti “trovi”, facendo chiarezza sui tuoi bisogni reali nel qui e ora.
Riconoscere le tue risorse: riportarle alla luce, sperimentando la tua “naturale capacità” di superare i momenti di crisi e di perdita.
Tracciare la propria rotta: scegliere, consapevolmente e con saggezza, la propria direzione

Una scelta di trasparenza radicale. In un mondo digitale dominato da vetrine artificiali e recensioni costruite ad arte, personalmente, preferisco la strada della trasparenza. Qui non troverai commenti preconfezionati, direttivi o allusivi per convincerti a iniziare un percorso. La credibilità dell’ascolto e l’efficacia di un cammino esistenziale non si misurano con le strategie di marketing. Si sperimentano sulla propria pelle, un minuto alla volta, all’interno di uno spazio sicuro in cui la tua storia è l’unica cosa che conta davvero.

Se senti il bisogno di fermarti, di fare il punto della situazione e di esplorare una visione nuova, io sono qui. Pronto ad ascoltarti.